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Nel nome del padre

 

Nel nome del padre

Antonio Vassallo ricorda il proprio genitore Angelo,sindaco –pescatore.   Dopo oltre venti anni, il circolo di Corato di Legambiente è il primo circolo dell’associazione ecologista che viene intitolato ad Angelo Vassallo,il sindaco  pescatore di Pollica (Salerno ) ucciso da ignoti il 5 settembre 2010. Molti sono stati gli impegni del primo cittadino per la tutela del territorio e per la legalità, per la valorizzazione dei prodotti tipici. Per ricordare la figura dell’uomo e del sindaco Angelo Vassallo, il circolo di Corato di Legambiente,il giorno 30 novembre 2011, ha organizzato una manifestazione all’Istituto Tecnico Commerciale “Tannoia” con la presenza tra gli altri di Antonio Vassallo. Sono intervenuti anche la dirigente dello stesso istituto Caterina Montaruli, Sebastiano Venneri,vicepresidente nazionale, Francesco Tarantini,presidente regionale e Giuseppe De Leo ,presidente del circolo,assente l’amministrazione locale. Il figlio Antonio,nel corso dell’evento, ha ricordato la figura del padre, il suo stile di vita, i suoi modi dell’agire politico, in un periodo, in cui la crisi e la depressione economia e sociale stanno rimodulando molti sistemi  relazionali.   - Chi è stato Angelo Vassallo ? Angelo Vassallo è stato colui che ha dimostrato che, la politica onesta, la  politica produttiva e costruttiva, esiste. Ha rappresentato per tanti anni  il suo comune, è stato presidente della comunità montana, è stato  consigliere provinciale, e per quello che valeva o poteva rappresentare  erano cariche che gli stavano strette. Allo stesso tempo però, a prescindere  della carica posso dirvi che era lui che rappresentava il Cilento, era lui  che era il punto di riferimento, era lui che portava bene al territorio era  lui la parte operante politica, e oggi se viviamo in un paese che non sa  cos'è la crisi economica, o se riesce comunque a contare 40 mila presenze estive in un paese di 800 anime, è solo grazie a mio padre.   - Quali sono i ricordi più importanti gli sovvengono di tanto in tanto di Suo padre ?  Tutti i giorni penso a quella notte, ed è qualcosa che torna in continuazione nella mente e a cui non riesci a non pensare. Ma penso spesso  anche ai bei momenti, alle vittorie politiche, alle sue soddisfazioni ottenute con le assegnazioni della bandiera blu, le 5 vele e tutti i più bei riconoscimenti che riusciva ad ottenere grazie al rispetto che aveva per l'ambiente.      -Da padre quali principi e valori vi ha inculcato ?  Oggi se ho la forza di andare avanti, se sono presente nell'amministrazione comunale, se insieme a mia mamma e mia sorella portiamo avanti la nostra attività, è solo grazie alla forza che ci ha lasciato, lui riusciva con semplicità a portare avanti qualsiasi iniziativa e riusciva a risolvere i problemi grandi e piccoli sempre rispettando i veri valori della legalità.   - Qual’era il sogno di Angelo Vassallo ? Nel suo percorso ha aspirato sicuramente anche a cariche più alte, e lo sapeva che erano tante le sue qualità, penso però che negli ultimi anni si era stancato, era nauseato dalla politica che non gli aveva dato spazi, e voleva solo portare avanti le sue iniziative nel suo comune, nel paese dove aveva iniziato la sua avventura, e penso che il suo sogno era proprio riuscire far diventare il suo comune un eccellenza d'Italia.   - Secondo Lei, come si valorizza la legalità ? Per me è più facile seguire i valori della legalità, ho un punto di riferimento che la rappresenta. E' per valorizzarla bisognerebbe parlarne in   continuazione, nelle scuole dovrebbero inserire dei spazi per trasmettere ai  ragazzi cosa è giusto e cosa è sbagliato.    -Che cosa è rimasto di Suo padre ? E' tanto quello che ci ha lasciato, è importante sapere che ogni giorno in ogni posto d'Italia arriva almeno un riconoscimento o qualche intitolazione per quello che rappresenta. Esiste un forte rispetto per noi ed è importare non dimenticare, avere la sua figura come esempio potrebbe aiutare tutti.   -Qual è il ricordo che ha la città di Pollica ? Pollica è molto grata e rispettosa, e oggi come noi aspetta giustizia e vuole chiarezza per quello che è successo, sa bene che chi ha perso non siamo solo noi familiari, ma è tutto il territorio, ognuno dei cittadini di Pollica conserva dei ricordi che porterà per sempre e non dimenticheranno mai Angelo Vassallo.         Giuseppe Faretra       Links su Angelo Vassallo:   http://www.legambientecorato.it/index.php/notizie/600-la-bella-politica-   http://www.legambientecorato.it/index.php/notizie/601-giornata-in-memoria-di-angelo-vassallo   http://www.lanuovaecologia.it/viewAll.php?tag=Angelo%20Vassallo   http://www.beppegrillo.it/2011/09/angelo_vassallo/index.html   http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/06/news/acciaroli_sindaco-6790097/   http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/30-novembre-2011/-collegno-casa-ambiente-dedicata-ad-angelo-vassallo-1902367799608.shtml  

Federico Quinto: il patriota dimenticato

   

 

Una semplice e semicancellata lapide, ricorda su Via Castel del Monte, poco dopo il corso cittadino, la figura di Federico Quinto. Figlio di Francesco, notaio a Corato ma originario di Montemilone, e Gaetana Cipriani di Terlizzi, nacque a Corato il 13 marzo 1808.   Laureatosi in legge a Napoli, visse una vita attiva nel campo sociale distinguendosi per le aperture politiche e culturali del tempo; un periodo alquanto turbolento ricco di contrapposizioni ed una fase in cui si affermava l’identità comune nazionale e dell’italianità con posizioni d’avanguardia socio, politico, culturale.   La sua attività politica infervorata dai valori mazziniani, animò la città di Corato e i dintorni di quella vivacità considerata dal governo borbonico una attività illegale. Varie furono le persecuzioni a cui fu sottoposto, in casa su Via Castel del Monte con fughe, travestimenti.   Nel 1849 un mandato non sottrasse Federico Quinto dall’arresto, ma in un sollevazione popolare il prigioniero fu liberato, aiutato da alcuni carbonari voleva raggiungere suo fratello Stanislao per combattere gli Austriaci in Vaticano.   Tuttavia, nel corso del suo peregrinare per far perdere le tracce ai gendarmi, decise di emigrare,suo malgrado a Corfù in Grecia. Si imbarcò da Macerata ed incontrò, tra i vari patrioti, Niccolò Tommaseo, i quale gli affidò la cattedra di insegnamento e il resto della famiglia composta dalla moglie Elisabetta, con i cinque figli: Rosa, 13 anni, Gaetana, 12 anni, Francesco 9 anni, Felicetta 7 anni ed Eleonora, 4 anni raggiunsero coattivamente il padre. Federico Quinto manteneva i contatti da Corfù con Giuseppe Mazzini esule a Londra e con Camillo Benso, conte di Cavour.   Collaborava fattivamente, insieme con altri esuli al giornale mazziniano “ Il Risorgimento”. In esilio, si dedicava all’insegnamento, all’educazione dei figli, all’attività politica di esule, con gli altri esuli sparsi in tutta Europa. Morì il 30 maggio 1854 per infarto cardiaco a soli quarantasei anni.   Il fratello Stanislao Quinto nel 1870 divenne sindaco di Corato e consigliere provinciale. Tuttavia, Corato non ricorda questo patriota che insieme con altri eroi hanno promosso i valori dell’Unità nazionale e si sono sacrificati per essa.

Rosa Taddei

Rosa Taddei, conosciuta meno frequentemente con il Mozzidolfi con il cognome da sposata, era nata probabilmente 30 agosto nato 1799. Il suo luogo di nascita è stato segnalato come Napoli, Trento, o Corato (Puglia), ma si è considerata napoletana. La famiglia di Taddei era una famiglia famosa degli attori, di cui il capostipite era Francesco ("Ciccio") Taddei (1770-1830), che ha avuto una troupe comica riuscito per trenta anni. La sua moglie Maddalena (deceduta nel 1830) era inoltre un attore, come erano i loro bambini, Rosa e Luigi. Luigi (1802-1866) era uno degli attori più famosi del suo giorno, così come un pittore e un poeta. Dopo con successo iniziato  all'età di diciassette anni, Rosa presumibilmente è diventato  uno dei più bei talenti delle attrici  tragiche in Italia. Era più conosciuta, tuttavia, per la sua abilità come "improvisatrice" o compositrice della poesia estemporanea. Questo genere ha richiesto la capacità di improvvisare con gli impianti poetica di aplomb e di facilità di portata occasionalmente grande, l'argomento di cui è stato dato solitamente da personaggi   pubblici.   Era un genere particolarmente popolare in Italia durante il diciottesimo e primo dei diciannovesimo secolo. Alcuni di questi poeti sono diventato famosi durante il continente e sono stati accolti favorevolmente nei teatri, nell’ accademia, nelle corti e nei saloni. Rosa Taddei, infatti, era famosa al suo tempo ed è stato accolta favorevolmente nell’ Arcadia con lo pseudonimo di Licori Partenopea. Sposò nel 1832 Vincenzo Mozzidolfi, uomo colto in Lingue straniere, il quale la introdusse nello studio delle lingue straniere. È morta a Roma il 3 marzo 1869. Fonti: s.v. "Taddei." In italiano di enciclopedico di Dizionario . Volume 11 (Sci-Sci-Tat). Roma: Da G. Treccani, 1961 di fondata di Enciclopedia Italiana di della di Istituto. s.v. "Taddei Mozzidolfi, Rosa." In Enciclopedia Biografica e Bibliografica "Italiana." Serie 6: "scrittrici di Poetesse e." 2 vols. Roma: E.b.b.i. Istituto Editoriale Italiano, 1941. s.v. "Taddei, Francesco." In Enciclopedia italiana di scienza, lettere, arti di ed. Volume 33 (Sup-Topi). Roma: Da G. Treccani, 1937 di fondata di Enciclopedia Italiana di della di Istituto. s.v. "Estemporanea, poesia." In italiana di letteratura di della di critico di Dizionario. 2 ND ed. Volume 2 (COM-L). Diretto da Vittore Branca. Torino: Tipografico-edizione torinese, 1986 di Unione. Adattamento diGiuseppe Faretra

Matteo Renato Imbriani

Matteo Renato Imbriani: un uomo, un politico e il  territorio Corato ricorda lo statista ad un secolo dalla sua scomparsa.    

E’ difficile descrivere in poche righe, la complessità della figura di Matteo Renato Imbriani in un periodo storico politico, distante  da noi, intricato per la realizzazione di uno stato unitario che viveva momenti di organizzazione di uno stato giovane che portava con sé carenze di strutture  organizzative  dovute dall’eterogeneità delle varie realtà regionali.   Figlio di Paolo Emilio,professore di Diritto naturale e Diritto delle genti all’università di Pisa,senatore  e Carlotta Poerio, nacque a Napoli il 28 novembre 1843; nel 1859, a meno di diciassette anni, alunno dell'Accademia militare di Torino, partì volontario per la guerra di liberazione; promosso luogotenente da Garibaldi, a Milazzo, nella campagna del '60, fu ferito a Castel Morrone.   Quando, dieci anni dopo, morì in combattimento suo fratello Giorgio 1848-1871 (N.d.R. una sua foto è conservata nella casa di Garibaldi a Caprera, a testimonianza di una comunanza forte di fede e di ideali)ardente mazziniano, Imbriani si convertì al pensiero repubblicano di  Mazzini e si dimise dall'esercito. Sposò Irene Scodnik (1850-1940) .   La sua figura faceva subito colpo e contribuì, sicuramente, alla sua popolarità, non meno del suo amore per la verità, della sete di giustizia, della sua comprensione al dolore a alla sofferenza dei poveri. E così, nel 1889, fu eletto nel collegio Trani- Corato –Ruvo alla Camera con duemila voti di preferenza.   All'indomani delle elezioni, Matteo Renato Imbriani presentò, alla Camera, la prima proposta di legge per l'Acquedotto Pugliese; la proposta era molto limitata in quanto il contributo dello Stato era previsto solo per un quinto della spesa totale,  il resto dell’importo dell’opera era a carico delle Province(all’epoca erano tre:  Bari, Foggia e Lecce) e dei Comuni.   Sostenne con risoluzione questa presentazione; la sua frase: "Vengo dalla Puglia assetata d'acqua e di giustizia" divenne lo slogan della battaglia per la realizzazione dell'Acquedotto Pugliese che doveva raccogliere l’acqua dal fiume Sele; lo Stato aveva il dovere morale di creare questa struttura primaria  alla Puglia. Nonostante il suo impegno e la sua dedizione, la presentazione non fu presa in considerazione e ci vollero ancora tanti anni di duro lavoro e tanti ritardi prima che arrivasse l'acqua.   Ma, il grande merito di Imbriani, fu quello di aver considerato i problemi della Puglia, soprattutto quello dell'Acquedotto, non più come problema locale, ma come un caso nazionale.   La causa dell'Acquedotto era, quindi, una questione  di stato; si erano superati i contrasti per la concessione tra l'ingegnere Zampari, la Provincia di Bari e quelle di Foggia e Lecce, perché era lo Stato che doveva intervenire direttamente.   L'Acquedotto Pugliese non era opera da Consiglio provinciale, era la maggiore e la primaria impresa  dell'epoca e doveva essere deliberata dal Parlamento. Inoltre,si deve a  Matteo Renato Imbriani la creazione  della posizione irredentista( a lui si deve la creazione di questo vocabolo), basterà ricordare il successo che ottennero ripetutamente le manifestazioni irredentiste nel corso degli ultimi decenni dell’800, per la firma della Triplice Alleanza, per l’esecuzione di Oberdan,per citare solo alcuni eventi storici.   Alberto Mario nel suo netto rifiuto dell’irredentismo aveva peccato di eccessivo realismo, trascurando del tutto il profondo radicamento emotivo che l’irredentismo, con la sua fortissima carica simbolica di creazione di una nuova identità nazionale nelle diversità regionali, il suo culto della patria, ed il presentarsi come continuazione della tradizione mazziniana e garibaldina, aveva nei militanti dell’Estrema Sinistra dell’epoca.   Matteo Renato Imbriani, divenne così una figura preminente tra gli intellettuali meridionali, il più convinto sostenitore dell'opera della rete idrica e di un’Italia, unita nelle sue varie parti. Quando la sua vita fu in grave pericolo a causa di un ictus, che lo colpì durante uno dei suoi accesi comizi, si commosse tutta l'Italia; i giornali lo celebravano, rievocando momenti ed episodi della sua vita e della sua attività di parlamentare e di uomo di cultura.   Per alcuni anni rimase immobilizzato. Morì il 12 settembre del 1901. Il feretro fu portato a spalla dai garibaldini tra una folla immensa, dai balconi piovvero fiori. A Corato, in onore di quest'uomo, che con passione si dedicò al bene pubblico ed amò la città, fu realizzata una statua,sono dedicate delle strade a lui, al padre ed al fratello.   Donò alla città di Corato la sua biblioteca  personale, grazie alla sua donazione, fu istituita la biblioteca comunale ed alcuni busti recentemente restaurati dall’Istituto Statale d’Arte. Il 23 luglio del 1905, per volere del sindaco Vincenzo Ripoli, fu costruito a memoria dello statista  un monumento situato a Largo Plebiscito nella zona , in cui dimorava nel corso del suo sostare(esattamente accanto alla chiesa di San Giuseppe) a Corato e da Palazzo Gioia,da cui teneva i suoi comizi.   Per l'occasione fu anche stampata una cartolina commemorativa, in modo che, potesse tenere, in modo, quasi indelebile, la memoria dello statista.   La biblioteca personale di Matteo Renato Imbriani ha classici della letteratura europea in inglese e prevalentemente in francese(Era la lingua diplomatica per eccellenza nell’Ottocento) e vari testi di grammatica francese (Voleva studiarlo ed approfondirlo?).  

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