L'altra faccia dell'immigrazione





Questa volta vi proponiamo degli appuntamenti televisivi per capire come la globalizzazione sta entrando nella nostra società e nei nostri vissuti Davide De Michelis, giornalista e reporter televisivo, sarà in onda su Raitre con il suo programma “Radici”.

  L’idea di fondo dei documentari è quella di approcciarsi alla questione immigrazione in modo sereno e realistico:  che,  generalmente  non fanno notizia,tranne in alcuni casi di cronaca nera.   Come raccontare le loro storie? Partendo dalle loro radici, ha pensato Davide, accompagnandoli nel loro paese d’origine per scoprire la loro cultura, la loro realtà sociale e le motivazioni che li hanno spinti a emigrare. Ci possono far capire le dinamiche sociali ed economiche delle nuove dinamiche dell’immigrazione.    Vi auguriamo una buona visione !       L’altra faccia dell’immigrazione di Davide Demichelis   Radici è un viaggio alle radici di una persona e della sua cultura, del suo Paese e della sua gente. Quattro immigrati che vivono in Italia ci portano nella loro terra natale. Andiamo in Senegal, Bolivia, Marocco e Bosnia. Ogni viaggio ha una o un protagonista, che guida Davide Demichelis alla scoperta delle sue origini. Questa serie si colloca fra il travel show e il documentario sociale, con uno sguardo volutamente strabico che alterna, salta, oscilla costantemente fra il totale (culture, tradizioni, politica, sociale) e il particolare (la famiglia dell'immigrata o dell'immigrato, gli amici, i compagni ed i luoghi della sua infanzia). L'immigrato è una guida d'eccezione: parla italiano e quindi comunica direttamente al pubblico l'emozione di ritrovare i suoi luoghi natali e la sua gente. Ma descrive anche in prima persona le difficoltà che lo hanno spinto a lasciare il suo Paese e a venire in Italia. Lo sguardo attento e critico di queste persone ci offre un punto di vista originale, una prospettiva nuova nella scoperta di queste terre lontane, aiutandoci così ad entrare molto più in profondità nella cultura e nel tessuto sociale del loro Paese.   Davide Demichelis, oltre a stimolare l'immigrato con varie domande, vive le varie situazioni del viaggio, avventurandosi in esperienze che aiutano a comprendere le caratteristiche peculiari di ogni territorio, le particolarità di ogni cultura e le differenze dalla nostra. Dal medico tradizionale in Bolivia o al teatro dell'Opera in Bosnia, a una festa tradizionale dei cantastorie in Senegal o nei cantieri edili in Marocco, si costituisce una sorta di mosaico che attraverso molte piccole esperienze, forma il tessuto di questo nostro mondo: così diverso, eppure così uguale. La vita, i colori, gli aspetti positivi e negativi della vita di ogni Paese vengono resi attraverso In linguaggio delle immagini: cartoline per documentare le bellezze naturalistiche, paesaggistiche, architettoniche, ma anche immagini di forte impatto per offrire al pubblico un panorama completo sulla povertà, la sperequazione, lo sfruttamento. Uno sguardo sulla realtà a 360 gradi, senza scadere in toni pietistici o compassionevoli. Brevi inserti di immagini documentano anche la vita quotidiana dell'immigrato in Italia, il suo lavoro, la sua casa, la sua città e le persone con cui vive. Queste situazioni vengono inserite nel viaggio in cui l'immigrato racconta la sua vita nel nostro Paese, al fine di documentare anche visivamente quanto ha portato della sua cultura anche nella Penisola. “Radici” offre uno sguardo nuovo, disincantato e sereno sul fenomeno dell'immigrazione. Gli immigrati regolari in Italia sono 4.570.317, pari al 7,5 per cento della popolazione (dossier Caritas/Migrantes 2011). La loro presenza è cresciuta di tre milioni di unità solo negli ultimi dieci anni. Gli irregolari, secondo le ultime stime, sono circa mezzo milione (meno dell'uno per cento della popolazione). Sono alcune decine di migliaia ogni anno i disperati che attraversano il Mediterraneo con le “carrette del mare”, ma fanno notizia: radio e giornali, tv e siti web parlano quasi solo di loro, per via della drammaticità della situazione. Gli immigrati regolari invece sono molto più numerosi, contribuiscono a creare l'11 per cento del Prodotto Interno Lordo (stima Unioncamere 2008), incidendo per il 10 per cento sul totale dei lavoratori dipendenti. Ma di loro non si parla mai. Eppure, senza il loro contributo, lo Stato perderebbe ogni anno 11 miliardi di contributi fiscali e previdenziali. La gran parte degli stranieri che vive in Italia dunque, vive una vita normale, spesso segnata da un lavoro duro, al solo scopo di garantirsi la sopravvivenza e magari mandare qualche aiuto alla famiglia, nel Paese d'origine. "Radici", fra avventura e realtà sociale, fra il gusto per l'esotico e la passione per culture e tradizioni diverse dalle nostre, restituisce un volto e un'identità a queste persone e alle loro storie.   I NOSTRI OSPITI Venerdì 4 novembre, Rai Tre h.23.40 Senegal: Magatte Dieng, 28 anni. Vive a Torino, musicista E' un griot, un cantastorie. Fin dall'antichità chi appartiene al suo gruppo ha il compito di tramandare le storie di padre in figlio: per questo In Africa si dice che quando muore un vecchio è come se bruciasse una biblioteca. Vive a Torino è sposato da due anni con una ragazza italiana. Suona le percussioni, balla, canta, tiene corsi di musica. Ama molto il nostro Paese. Non sa se si fermerà a vivere qui o se un giorno tornerà in Senegal, dove ha un bimbo di 9 anni. E' musulmano bayefall, una corrente nata nel '900 in Senegal che ha un rapporto con l'islam diverso, più libero di quello dei musulmani tradizionali. A fine dicembre in Senegal si tiene un festival molto importante, il “Fespop”, a cui partecipano artisti e cantastorie da vari Paesi africani, qualcuno anche dall’Europa. E’ una settimana di canti, danze e feste a cui Magatte partecipa sempre, con la Troupe Comunale di Louga. Ogni anno porta anche dei turisti al Fesfop, per far conoscere la cultura senegalese e la forte influenza che hanno la musica e la danza nella vita dei senegalesi, e anche per pagarsi il viaggio. La sua caratteristica è di non portare i turisti in albergo, ma farli ospitare dalle famiglie locali, a partire dalla sua, nella città di Louba, dove si svolge la festa. In questo modo vuole sostenere un turismo solidale. Partiamo da Louba dunque, per poi avventurarci alla scoperta del Senegal, dell’Africa vera.   Venerdì 11 novembre, Rai Tre h.23.30 Bolivia: Rosita Carmina Ruiz, 31 anni. Vive a Bergamo, studente Rosa si mantiene facendo le pulizie a casa di una famiglia, studia Commercio Estero all'Università di Economia di Bergamo, ha un bimbo di un anno: Tiago. A Bergamo vive la comunità più numerosa di boliviani d’Italia. Sono circa quindicimila, oltre il 10 per cento della popolazione cittadina. Rosa ha un carattere forte e discreto (come gran parte dei boliviani), ha deciso di emigrare qualche anno fa un po’ per curiosità e un po’ perché aveva problemi di lavoro. Qui ha dovuto imparare a ricominciare da capo. In Bolivia aveva un posto di rilievo: era segretaria del Governatore della regione di Cochabamba, una delle più importanti del Paese. Rosa ci guida in Bolivia in compagnia della sua mamma (immigrata anche lei a Bergamo, portata dalla stessa Rosa). La seguiamo nella sua città, Guayaramerin, nella pianura amazzonica, per poi spostarci verso le Ande, a Cochabamba, dove la comunità boliviana di Bergamo appoggia un progetto in favore dei bambini portatori di handicap psichico. Rosa ci conduce al mercato dove si vendono liberamente le foglie di coca e nella scuola dove ha studiato quando era piccola, nelle falegnamerie dove si taglia il legname della foresta e in un antico villaggio di cercatori d'oro. Soprattutto però, ci porta a conoscere la sua famiglia e la sua gente.   Venerdì 18 novembre, Rai Tre h.23,30 Marocco: Mohamed El Atrabi, 48 anni. Vive a Bologna, sindacalista Mohamed vive in Italia da 25 anni ormai. E' originario di Rabat. Ha lavorato per vent’anni in fabbrica dove, fin dai primi tempi, si è impegnato attivamente nel sindacato. Poi l'azienda è entrata in crisi, proprio mentre dalla CGIL gli arrivava la proposta di impegnarsi nel sindacato a tempo pieno. Oggi si occupa dei lavoratori edili, italiani e stranieri. Passa le giornate a stretto contatto con gli operai, andando in giro a visitare i cantieri per verificare le condizioni di lavoro, parlando con loro agli sportelli del sindacato oppure andandoli a trovare direttamente a casa. Mohamed ha grande passione per il Marocco, dove torna regolarmente. Ma non sa se tornerà a vivere in Africa, magari insieme alla sua compagna. Guidati da lui visitiamo i cantieri dove si lavora in Marocco, valutando analogie e differenze con le condizioni di lavoro nel nostro Paese. Andiamo anche alla scoperta della sua città, Rabat, della sua famiglia, dei suoi amici e dei compagni con cui ha trascorso l'infanzia. Mohamed ci mostra anche alcuni dei luoghi più conosciuti del suo Paese: lo stretto di Gibilterra e la vicina enclave spagnola in cui molti marocchini si avventurano per espatriare clandestinamente, Casablanca, Fes e Meknes. Alcune fra le tante perle che danno lustro alla sua terra, stretta fra l’Oceano e l’Atlante.   Venerdì 25 novembre, Rai Tre h. 23.30 Bosnia: Nela Lucic, 35 anni. Vive a Roma, attrice Nela è una bella donna, vivace, simpatica e volitiva. E' nata e vissuta fino all'adolescenza a Bugojno, un paese a metà strada fra Sarajevo e Mostar. E' emigrata in Italia nel 1993, poco prima che scoppiassero i combattimenti. Ha vissuto gli anni del conflitto a Gorizia, lontano da una guerra che però ha comunque vissuto sulla sua pelle. Parenti, amici e suo fratello erano là, sotto le bombe. Arrivata in Italia, Nela ha studiato lingue e letteratura straniera alla Sapienza di Roma. Ha svolto varie piccole parti in film tv e pellicole cinematografiche, fino a quando si è presentata la grande occasione: nel 2005 ha ottenuto un ruolo importante in un film di Tinto Brass (Monamour). Da allora, lavorare è diventato più facile, ma ha ancora molte difficoltà a mantenersi con la settima arte. Nela è cristiana, ma non se ne cura più di tanto, in questo si sente rappresentativa della gran parte dei suoi connazionali. Anche se ha lasciato il suo Paese tanti anni fa, è ancora molto legata alla Bosnia, alla sua terra e cultura, alla lingua come alla musica, ma soprattutto all’atteggiamento caldo e ospitale, caratteristico dei suoi connazionali.  

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