Comunicare chi e che cosa nell’ambito ambientale

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Comunicare chi e che cosa nell ’ambito ambientale

Se c’è un surplus di informazione non sempre si affrontano correttamente le tematiche socioambientali in modo giusto.

 

Nell’era dei digital Media, dove l’informazione rimbalza da una parte all’ altra del Pianeta con un click, i canali televisivi tra il digitale terrestre con circa seicento televisioni locali e non in Italia, che coprono il territorio nazionali e i satelliti hanno inondato di canali tematici, generalisti e gli all news ventiquattro ore su ventiquattro senza alcuna tregua, l’Italia si piazza, al 73 mo della classifica delle nazioni con la maggiore libertà di stampa. Il rapporto è Reporter sans Frontières, ma sicuramente rispecchia la realtà della nostra situazione nazionale. La classifica è costruita utilizzando sette indicatori (trasparenza, autocensura, aggressioni, intervento del potere politico etc.) uguali per tutti i 180 paesi, e con l'aiuto di soggetti “locali” considerati credibili per la loro professionalità, la loro storia culturale, il loro ruolo sociale.

Adoperando anche i dati dell'osservatorio “Ossigeno per l'informazione”, si è ricavato che nel 2015, ci sono stati 506 giornalisti italiani “minacciati” per la loro attività di comunicatori di fatti e di avvenimenti: 47 hanno subito aggressioni fisiche, 139 avvertimenti mafiosi, 22 danneggiamenti, e ci sono state ben 276 denunce e azioni legali chiaramente strumentali per intimidirli. Sono dati preoccupanti, che fuggono talora, perdute nelle pieghe delle cronache d'ogni giorno, ma che nel rendiconto globale della somma di fine anno segnalano una dimensione molto grave, inusuale certamente in tutti gli altri Paesi europei, dove la criminalità organizzata ha un peso relativamente differente. Si aggiungano tutti gli episodi nei quali il potere politico e quello economico hanno usato le loro influenze per condizionare il lavoro giornalistico, e si comprende come non possa che essere conseguente una valutazione negativa. Per quanto riguarda, la comunicazione ambientale vige, talvolta, una profonda ignoranza delle tematiche ambientaliste, ma tutti veramente tutti si sentono soloni di poter parlare, scrivere, giudicare, senza conoscere come sono andati veramente o come vanno i fatti. Ci sono alcuni Media che fanno il copia e incolla delle veline fornite dalle istituzioni preposte senza approfondire più di tanto la vicenda o la notizia. Si vede un vero e proprio specchio tra la velina e la notizia riportata. Talvolta, la velocità anche di dover pubblicare nella Rete rende anche celere la mancanza di una vera verifica sul campo. Purtroppo, anche in questo campo in Italia non siamo messi molto bene: solamente il 4% dei giornalisti ha una preparazione specifica e intorno al 10 % dello spazio dei giornali nazionali di cui solo quattro hanno delle pagine che si occupano specificamente di ambiente. Si può capire bene come i giornali locali, talora, non sempre hanno giornalisti competenti in questo settore, sono quasi sempre generalisti o sono dei collaboratori avventizi con la passione per la scrittura, si occupano di cronaca, o se ci sono connessioni e relazioni, tuttavia, con l’ambiente. Anche in questo campo non siamo messi bene. Si capisce bene come non fanno un buon servizio alla collettività, ma riportano informazioni parziali e non verificate. Il giornalismo ambientale è una disciplina trasversale che si interseca su più scienze e saperi. Ricerca e teoria si intrecciano tra la comunicazione, le relazioni umane e l‘ ambiente. Questo aspetto si sviluppa anche nei mezzi di informazione ambientale, nei metodi di partecipazione dei cittadini nelle decisioni ambientali, nella retorica ambientale, nella comunicazione del rischio, nella risoluzione del conflitto ambientale, nelle campagne legali, nella vendita di prodotti “verdi„ ed immagini della natura nella cultura sociale e popolare. E, un numero crescente di studiosi della comunicazione, del giornalismo, della letteratura, della comunicazione e delle scienze sociali stanno aprendo la strada alla ricerca sul ruolo e sull’ influenza della comunicazione ambientale nell'ambito pubblico. Per quanto riguarda questo aspetto, il compito e il ruolo di un’associazione ambientalista come la nostra, consiste nel fornire responsabilmente un supporto critico ai giornalisti di tutti i media nei loro sforzi per coprire le complessità delle questioni ambientali in una chiave della lettura degli eventi e dei fatti sotto il punto di vista scientifico e culturale basato sulle buone pratiche. L’ecosistema sta diventando uno dei metodi più importanti per diffondere una nuova consapevolezza ambientale, necessaria per colmare il divario tra le questioni pubbliche e scientifiche o ambientali che hanno un disperato bisogno di attenzione. Per non parlare della parte etica del giornalismo ambientale in modo particolare. Ryszard Kapuscinski ha alla base una duplice spiegazione: il reporter polacco, in una sua lucida analisi della società attuale, punta il dito nei confronti del sistema scolastico, affermando che “la debolezza delle facoltà universitarie di giornalismo di tutto il mondo sta nel fatto che si insegnano soprattutto gli aspetti tecnici del mestiere. La preparazione etica è completamente Ignorata”. Pertanto, lo studio della comunicazione ambientale, non solo, da un punto di vista della sociologia dei mass media, aiuta ad entrare in molte professioni in cui la comunicazione è centrale alla partecipazione alle realtà ambientali diffuse sul territorio. Ricordiamo, tra i precursori del giornalismo ambientale italiano, Antonio Cederna, Laura Conti, Alexander Langer, fondatori tra l’altro della Lega per l’ambiente, divenuta successivamente Legambiente, ma anche Pierangelo Bertoli con il brano Eppure soffia pubblicato nel 1976. Le questioni riguardanti l'ambiente influenzano molti aspetti diversi di vita quotidiana delle persone, tra cui, per citare solo alcuni aspetti: la qualità dell'acqua che beviamo e l'aria che respiriamo. L'ambiente è preso in considerazione quando sorgono controversie sulla terra e le sue risorse, l’uso appropriato o inidoneo, e l'assegnazione dei vari beni in natura può portare a conflitti tra i proprietari e i gruppi di attivisti ambientali. Questioni come il riscaldamento globale e l'uso eccessivo di combustibili fossili sono diventati di comune conoscenza e la fonte di molta attenzione negli ultimi tempi, o la classificazione delle specie minacciate e in via di estinzione hanno portato a molti cambiamenti politici concernenti la caccia ed implica le leggi in tutto il mondo. C'è una lotta innegabile e costante tra le decisioni che sono ecologiche e quelle che aumentano la produzione e l'efficacia di un'organizzazione sociale. Senza dubbio, le questioni ambientali sono state rapidamente portate alla ribalta di argomenti degni di notizia in caso di una vera implicazione con fatti di cronaca o di rilevanza sociale. Uno dei fatti che potrebbe spiegare le difficoltà del pubblico nella comprensione dell‘informazione ambientale si basa sui comunicatori di medicina generale, dell'utilizzo di fonti prevalentemente governative o di uffici stampa istituzionali, piuttosto che la consulenza di esperti, di tecnici o da altre fonti informative alternative per cercare di ricostruire un fatto avendo uno sguardo sinottico. L’impreparazione di alcuni giornalisti, può generare una forma di greenwashing. E’ un neologismo coniato circa quattro anni fa, riconducibile alla pratica che aziende, organizzazioni, ma anche partiti politici, amministrazioni civiche mettono in atto per accattivarsi la fiducia della gente, evidenziando al massimo le proprie pratiche green e ecosostenibili, anche quando si tratta di operazioni meramente di facciata. L’antonimo è il greenaccording, quando la mission o il core business sono incentrati prevalentemente sulle buone pratiche ambientali. Media non attenti o per prossimità partitiche tendono al greenwashing o a nuove forme di revisionismo ambientale. Si può parlare di quest’ultimo se si riferisce, per esempio, all’utilità e alla necessità delle discariche scoraggiando tutte le forme di raccolta differenziata dei rifiuti. Secondo alcune notizie, la FIMA-Federazione Italiana Media Ambientali- sta lavorando ad una carta del giornalismo ambientale che presto sarà sottoposta all’approvazione dell’Ordine nazionale dei giornalisti. Tra gli aspetti del documento, sembra che gli organi di informazione non saranno tenuti a riportare informazioni o pareri di enti, comitati scientifici, associazioni ambientaliste non accreditate, proprio per non generare la disinformazione o la confusione tra i lettori e di far entrare per forza nella cronaca ambientale, persone in cerca di notorietà sociale per vari fini. La nostra associazione a livello locale presente oramai da venticinque anni, con i propri limiti e difetti, si prefigge di tutelare gli interessi pubblici e diffusi nell’ interesse della nostra comunità. La credibilità del nostro circolo è nell’aver creato con un manipolo di volontari una presenza costante sui vari temi della nostra città dove in molti si sono nel tempo arenati o la presenza di neoambientalisti convertiti sulla via di Damasco.