Legambiente - Circolo "Angelo Vassallo" - Corato - Il primo portale ambientalista coratino
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Attenti al falso nucleare verde

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Pubblicato: 12 Gennaio 2010
Visite: 2621

Attenti al falso nucleare «verde»   di Giorgio Nebbia tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 12/01/2010  

   Quando il mineralogista norvegese Jens Esmark trovò una roccia contenente un minerale che non riusciva ad identificare non trovò di meglio da fare che mandarlo al grande chimico svedese Jacob Berzelius (1779-1848) che aveva già scoperto nuovi elementi come il silicio, il selenio, il cerio. Berzelius si mise al lavoro e, nel 1828, riconobbe nel minerale la presenza di un nuovo elemento metallico che chiamò torio, in onore del dio Thor, una divinità scandinava.    Il torio non ebbe grandi applicazioni per molto tempo fino al 1892 quando l’inventore austriaco Carl Auer (1858-1929) scoprì che, ponendo delle reticelle di fili di torio intorno ad una fiamma, questa reticella forniva una intensa luce bianca, migliorando l’illuminazione delle lampade a gas. Ma anche questa ondata di interesse ebbe breve vita; poco dopo venivano introdotte le lampade elettriche ad incandescenza con filamento di tungsteno che fornivano una luce intensa senza fiamma.    Dopo un altro periodo di limitato interesse commerciale, il torio ha ricevuto di nuovo attenzione come possibile «combustibile», o meglio materia prima, per i reattori nucleari. Il torio fa parte di una famiglia di elementi, chiamati «attinidi» ad alto peso atomico, gli ultimi della tabella di Mendeleev, che si trovano subito dopo il radio (peso atomico 226 volte superiore a quello dell’idrogeno). Il primo elemento della serie è appunto l’attinio e il successivo, nella casella numero 90, è proprio il torio, peso atomico 232, dotato di un nucleo contenente 90 protoni e 142 neutroni.    LE CARATTERISTICHE DEL TORIO - Fra gli attinidi si trovano tutti gli elementi coinvolti nell’energia nucleare, l’uranio e poi il nettunio, plutonio, americio. La scoperta della fissione nucleare, la possibilità di ottenere energia dalla «frantumazione» di un nucleo atomico in nuclei più piccoli, fu fatta da Enrico Fermi (1901-1954) nel 1939. Stava intanto arrivando la seconda guerra mondiale e negli Stati Uniti fu avviato un programma per studiare tutte le possibili strade con cui ottenere energia dai nuclei atomici; fra l’altro gli scienziati videro che, in seguito all’urto dei neutroni sui nuclei del torio non si aveva fissione e liberazione di energia, come con uranio e plutonio, ma si aveva la formazione di un isotopo dell’uranio, l’uranio-233, che era fissile e poteva essere utilizzato come fonte di energia.    Mentre la maggior parte dell’interesse fu rivolto, dal 1943 in avanti, all’uranio e al plutonio, più «facili» da ottenere e utilizzare anche per bombe atomiche, il gruppo diretto dal fisico americano Alvin Weinberg (1915-2006) studiò dei reattori nucleari funzionanti con il ciclo torio-uranio. Furono anche costruiti dei reattori con tale ciclo; quello di Elk River, nello Stato del Minnesota è abbastanza noto da noi perché l’allora Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare aveva avviato un programma per il trattamento del «combustibile» usato in questo reattore.    Il reattore funzionò soltanto dal 1962 al 1968 e fu poi abbandonato, ma intanto le sue scorie radioattive erano state spedite in Italia e sono ancora qui, a Trisaia, in Basilicata, con la loro inutile e costosa e pericolosa radioattività. I reattori funzionanti col ciclo torio-uranio furono abbandonati anche perché durante la guerra fredda, Stati Uniti e Unione   Sovietica avevano interesse a costruire bombe nucleari a base di plutonio e dal 1946 in avanti tutti i reattori militari e commerciali furono realizzati quindi col ciclo basato sull’ura - nio che forniva, come sottoprodotto, appunto il «prezioso» plutonio.    La guerra fredda è finita ma i reattori nucleari continuano a funzionare col ciclo uranio-plutonio e anche quelli previsti sono a base di uranio. Gli inconvenienti sono molti: i costi di costruzione e di funzionamento sono elevati; le riserve di uranio sono limitate; si formano grandi quantità di scorie che restano radioattive per centinaia di secoli e che nessuno sa dove mettere; c’è il continuo pericolo che il plutonio radioattivo venga rubato a fini militari o di terrorismo.    I NUOVI REATTORI UGUALI AI VECCHI - È perciò rinato un interesse per i reattori a torio che alcuni fabbricanti propongono come fonti di «energia nucleare verde». Per quanto se ne sa, il torio in natura sarebbe più abbondante dell’ura - nio; il suo principale minerale, la monazite, è il sottoprodotto della lavorazione di sabbie contenenti minerali di titanio e zirconio e si trova in Australia, India, Stati Uniti, Canada, Norvegia, Groenlandia, Brasile, Sud Africa. Dalla monazite si estraggono già le «terre rare», importanti metalli industriali, e il torio sarebbe quindi il sottoprodotto di attività già in corso. Il lavoro con reattori a torio-uranio sono ripresi attivamente in India, Russia, Canada.    I reattori nucleari a torio sono abbastanza simili agli attuali. Col «bombardamento» di neutroni, il torio si trasforma in uranio-233 che subisce fissione liberando energia con formazione di neutroni che producono altro uranio-233 e prodotti di fissione radioattivi, anche se la radioattività di tali scorie è minore e diminuisce più rapidamente. L’uranio-233 è fissile, quindi adatto per bombe nucleari, ma la sua separazione e recupero è difficile perché è un elemento molto radioattivo e quindi meno esposto a furti e sabotaggi e a pericoli di proliferazione nucleare.    Il complesso militare-industriale mondiale cerca di sopravvivere tentando di presentare i reattori a torio come «verdi». Ma «verdi» non sono affatto e gli inconvenienti dell’energia nucleare restano tutti anche col torio e non vale far credere che «questo» nucleare ci libererà dal petrolio e dal carbone senza bisogno di energie rinnovabili.   Il circolo Legambiente di Corato sostiene la realizzazione di  pozzi in Niger nella zona  Gourmancé (sud-ovest). Puoi sostenere l'iniziativa attraverso bonifico bancario sul conto di SMA SOLIDALE ONLUS, Cod. IBAN: IT57 A061 7501 4170 0000 1838 280, presso la Banca CARIGE Agenzia 117, via Timavo 92/R GENOVA o effettuare il versamento sul CCP (conto corrente postale) n° 944 445 93, intestato a: SMA Solidale Onlus, Via Romana di Quarto, 179 - 16148 Genova indicando nella causale "per progetto Pozzi in Niger, cod S010". Per info:  www.missioni-africane.org  o www.legambientecorato.it  

Poesie sulla festa dell'albero

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Pubblicato: 23 Novembre 2009
Visite: 2777

Poesie sulla festa dell'albero In English for schools

  Tree Poems The Heart of the TreeWhat does he plant who plants a tree?

He plants a friend of sun and sky;He plants the flag of breezes free;The shaft of beauty, towering high.He plants a home to heaven anighFor song and mother-croon of birdIn hushed and happy twilight heard --The treble of heaven's harmony --These things he plants who plants a tree.What does he plant who plants a tree?He plants cool shade and tender rain,And seed and bud of days to be,And years that fade and flush again;He plants the glory of the plain;He plants the forest's heritage;The harvest of a coming age;They joy that unborn eyes shall see --These things he plants who plants a tree.What does he plant who plants a tree?He plants, in sap and leaf and wood,In love of home and loyaltyAnd far-cast thought of civic good --His blessing on the neighborhoodWho in the hollow of His handHolds all the growth of all our land --A nation's growth from sea to seaStirs in his heart who plants a tree. Henry Cuyler Bunner(1855 - 1896) TreesI think that I shall never seeA poem lovely as a tree.A tree whose hungry mouth is prestAgainst the sweet earth's flowing breast;A tree that looks at God all day,And lifts her leafy arms to pray;A tree that may in summer wearA nest of robins in her hair;Upon whose bosom snow has lain;Who intimately lives with rain.Poems are made by fools like me,But only God can make a tree. Alfred Joyce Kilmer, (1886 - 1918) Think like a TreeSoak up the sunAffirm life's magicBe graceful in the windStand tall after a stormFeel refreshed after it rainsGrow strong without noticeBe prepared for each seasonProvide shelter to strangersHang tough through a cold spellEmerge renewed at the first signs of springStay deeply rooted while reaching for the skyBe still long enough tohear your own leaves rustling. Karen I. Shragg   She slept beneath a tree  She slept beneath a tree --Remembered but by me.I touched her Cradle mute --She recognized the foot --Put on her carmine suitAnd see! Emily Dickinson The Rose Tree 'O words are lightly spoken,'Said Pearse to Connolly,'Maybe a breath of politic wordsHas withered our Rose Tree;Or maybe but a wind that blowsAcross the bitter sea.''It needs to be but watered,'James Connolly replied,'To make the green come out againAnd spread on every side,And shake the blossom from the budTo be the garden's pride.''But where can we draw water,'Said Pearse to Connolly,'When all the wells are parched away?O plain as plain can beThere's nothing but our own red bloodCan make a right Rose Tree.'  William Butler Yeats Street in Agrigentum There is still the wind that I rememberfiring the manes of horses, racing,slanting, across the plains,the wind that stains and scours the sandstone,and the heart of gloomy columns, telamons,overthrown in the grass. Spirit of the ancients, greywith rancour, return on the wind,breathe in that feather-light mossthat covers those giants, hurled down by heaven.How alone in the space that’s still yours!And greater, your pain, if you hear, once more,the sound that moves, far off, towards the sea,where Hesperus streaks the sky with morning:the jew’s-harp vibratesin the waggoner’s mouthas he climbs the hill of moonlight, slow,in the murmur of Saracen olive trees. Salvatore Quasimodo   Il circolo Legambiente di Corato sostiene la realizzazione di  pozzi in Niger nella zona  Gourmancé (sud-ovest). Puoi sostenere l'iniziativa attraverso bonifico bancario sul conto di SMA SOLIDALE ONLUS, Cod. IBAN: IT57 A061 7501 4170 0000 1838 280, presso la Banca CARIGE Agenzia 117, via Timavo 92/R GENOVA o effettuare il versamento sul CCP (conto corrente postale) n° 944 445 93, intestato a: SMA Solidale Onlus, Via Romana di Quarto, 179 - 16148 Genova indicando nella causale "per progetto Pozzi in Niger, cod S010". Per inf  www.missioni-africane.org  o www.legambientecorato.it

Alcune considerazioni

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Pubblicato: 18 Novembre 2009
Visite: 2934

Comitato per la difesa dall’elettrodotto Via Massarenti - Via Prenestina

  Da più parti ci è stato richiesto  di prendere posizione sulla protesta di alcuni cittadini che verrebbero ad essere danneggiati per la vicinanza della nuova tratta dell’elettrodotto che sostituirà il nostro di  Via Prenestina / Via Massarenti. Lo facciamo per iscritto, inviando queste considerazioni ai giornali e ai siti coratini in maniera da evitare equivoci e fraintendimenti.   ______________________________________________________     “Naturalmente esprimo la mia e la solidarietà del Comitato nei confronti dei cittadini che verrebbero ad essere danneggiati dalla costruzione della nuova tratta dell’elettrodotto che sostituirà quella di via Prenestina/Via Massarenti.   Come “Comitato di difesa dall’elettrodotto” abbiamo portato avanti in questi 7 anni – in collaborazione con la Legambiente -  non solo l’idea della riqualificazione ambientale, quanto quella del principio di precauzione a difesa della salute dei cittadini, dovunque essi si trovino  – principio che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e lo IARC (Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro) ritengono fondamentale; principio che richiede dalle autorità competenti di  ridurre le esposizioni della popolazione e, soprattutto, dei bambini alle radiazioni elettromagnetiche. Questa posizione è stata espressa da noi in moltissimi documenti pubblicati sul sito di Legambiente e sui giornali coratini.   Il progetto di riqualificazione delle periferie (P.I.R.P.) presentato dall’Amministrazione di Corato – progetto complesso di intervento fra il Centro storico e la zona 167 che aveva accolto come elemento discriminante della riqualificazione ambientale proprio l’interramento dell’elettrodotto - si era aggiudicato il secondo posto con 3 milioni e 600 mila €  all’interno dei 129 progetti presentati alla Regione. L’inserimento del “discriminante Elettrodotto” era stato, secondo l’architetto Michele Sgobba, l’elemento decisivo per arrivare a un tale risultato.   È chiaro che ci rammarica il fatto di sapere che diverse abitazioni di cittadini verranno ad essere coinvolte dalla presenza del nuovo elettrodotto. Secondo il parere delle autorità competenti, l’interramento dell’elettrodotto – da noi richiesto e favorito – non poteva essere attuato per motivi tecnici. Il progetto di spostamento dell’elettrodotto è stato deciso da una intesa tra il Comune di Corato e l’ENEL TERNA, che si è accollata la spesa per questo progetto. Il Ministero dell’Ambiente ha dato il placet per tutta l’opera di riqualificazione ambientale, compreso lo spostamento dell’Elettrodotto in zona campagna lungo la linea dell’acquedotto – linea che essendo di proprietà demaniale non prevedeva la presenza di abitazioni, così come ci aveva riferito il Sindaco.   Infine tengo a precisare quanto segue: Si deve tener presente che l’elettrodotto di Via Prenestina/Via Massarenti da 150.000 Volt supera – per quanto riguarda l’esposizione alle onde elettromagnetiche -  i livelli di guardia indicati dalle organizzazioni internazionali e dall’Unione europea (0, 5 / 0,2 microtesla!) passando ad una distanza ravvicinatissima 1) sulle palestre e i campi sportivi del Diamond, 2) il Liceo Oriani, 3) la Chiesa dei Testimoni di Geova, 4) le abitazioni lungo le linee dei tralicci, 5) il supermercato Di Meglio, 6) la ditta D’Introno! La distanza tra le linee ad alta tensione e questi edifici spesso non supera i 5 o i 7 metri! Mentre la distanza tra la nuova tratta dell’elettrodotto e le case coinvolte  ci sembra superiore ai 30 metri. Di questo bisogna tener conto, perché allora il problema è qui  di ben altra natura.   Vito Di Chio Portavoce del Comitato per la difesa dall’elettrodotto Via Prenestina / Via Massarenti           Il circolo Legambiente di Corato sostiene la realizzazione di  pozzi in Niger nella zona  Gourmancé (sud-ovest). Puoi sostenere l'iniziativa attraverso bonifico bancario sul conto di SMA SOLIDALE ONLUS, Cod. IBAN: IT57 A061 7501 4170 0000 1838 280, presso la Banca CARIGE Agenzia 117, via Timavo 92/R GENOVA o effettuare il versamento sul CCP (conto corrente postale) n° 944 445 93, intestato a: SMA Solidale Onlus, Via Romana di Quarto, 179 - 16148 Genova indicando nella causale "per progetto Pozzi in Niger, cod S010". Per inf  www.missioni-africane.org  o www.legambientecorato.it  

L'energia sostenibile per il futuro

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Pubblicato: 08 Marzo 2009
Visite: 2559

L'energia sostenibile per il futuro Il contributo del Professor Carlo Rubbia, premio Nobel,per sostenere forme ed energie alternative.  

Sicuramente quest'ultima scelta energetica da parte del governo nazionale è fuori tempo ed anche ,purtroppo, fuori dalla storia.....

Le fonti energetiche rinnovabili sono la scommessa del futuro,ma bisogna mettersi in gioco fino in fondo. Alleghiamo una serie di contributi del professor Carlo Rubbia a cui la competenza scientifica è riconosciuta a livello internazionale. Lasciamo ai lettori farsi un'idea delle fondamenta culturali delle affermazioni del docente universitario.   http://www.youtube.com/watch?v=SALsYKE5wsU     2009-02-28 19:30 Nucleare: Rubbia, futuro solo qui Bioetica: pericolo di ricerche alla Frankestein  (ANSA) - VENEZIA, 28 FEB - Il premio Nobel Carlo Rubbia e' 'scettico' sul nucleare. E sulla bioetica invita a non fare una ricerca Frankestein. Grande 'circospezione' per il nucleare che ha problemi come scorie, investimenti enormi, l'attesa di '15 anni prima del primo ritorno'. 'Il nucleare - ha detto - e' il passato, appartiene al futuro solo in Italia', e non c'e' 'sforzo per le energie rinnovabili'. Nella bioetica 'c'e' pericolo di deviazioni perniciose, le 'ricerche alla Frankestein''.          Sì al nucleare innovativo con piccole centrali senza uranio Ma non esiste un nucleare sicuro o a bassa produzione di scorie Rubbia: "Né petrolio né carbone soltanto il sole può darci energia" di GIOVANNI VALENTINI     Carlo Rubbia in un disegno di Riccardo Mannelli GINEVRA - Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d'eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s'è ritirato a studiare e lavorare, dopo l'indegna estromissione dalla presidenza dell'Enea, il nostro ente nazionale per l'energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana.   Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, "con particolare riferimento - come si legge nel decreto del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - al solare termodinamico a concentrazione". Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l'energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell'Ambiente e d'intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica.   Prima di rispondere alle domande dell'intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.   Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell'Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia. Un "outlook", come si dice in gergo, sull'andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà.   Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l'outlook della IEA e l'effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall'Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal 2000 in poi, l'oro nero s'è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. "Il messaggio dell'Agenzia - si legge a pagina 71 del rapporto tedesco - lancia un falso segnale agli uomini politici, all'industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media".   Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre la IEA prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell'Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall'Agenzia. E anche qui, "i risultati per lo scenario peggiore - scrivono i tedeschi - sono molto vicini ai risultati dell'EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici". C'è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell'andamento del prezzo e c'è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva.   Passiamo all'uranio, il combustibile per l'energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall'Energy Watch Group, si documenta che fino all'epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà.   Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell'energia? "Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l'oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra".   Eppure, dagli Stati Uniti all'Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c'è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti? "Sa quando è stato costruito l'ultimo reattore in America? Nel 1979, trent'anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l'arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l'uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie".   Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito? "Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo".   In che cosa consiste? "Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile".   Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo? "E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia".   Ora c'è anche il cosiddetto "carbone pulito". La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s'è detta favorevole... "Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell'umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso".   E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l'uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l'alternativa? "Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità".   Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti... "E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l'energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l'uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l'energia necessaria all'intero pianeta. E un'area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell'Italia, un'area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma".   Il sole, però, non c'è sempre e invece l'energia occorre di giorno e di notte, d'estate e d'inverno. "D'accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l'energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l'acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".   Se è così semplice, perché allora non si fa? "Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni fa".     (30 marzo 2008) Fonte : http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/ambiente/energie-pulite/rubbia-solare/rubbia-solare.html   Approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Archimede   http://lists.peacelink.it/ecologia/2008/02/msg00004.html     Il circolo Legambiente di Corato sostiene la realizzazione di  pozzi in Niger nella zona  Gourmancé (sud-ovest) accreditandolo  attraverso bonifico bancario per i pozzi in Niger le può effettuare anche sul conto di SMA SOLIDALE ONLUS, Cod. IBAN: IT57 A061 7501 4170 0000 1838 280, presso la Banca CARIGE Agenzia 117, via Timavo 92 R GENOVA indicando nella causale per progetto Pozzi in Niger, cod S010. SMA Solidale Onlus, via Romana di Quarto, 179 16148 GENOVA  GE. CCP : 94444593, S.M.A. Solidale Onlus, v. S.M.A. Solidale Onlus via Romana di Quarto 179, 16148 GENOVA causale. cod S010. Info:  www.missioni-africane.org      

Le ultime settimane a Corato

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Pubblicato: 18 Ottobre 2008
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Le ultime settimane a Corato viste dal circolo Legambiente    

Nel corso di queste ultime settimane, stiamo constatando una serie di fatti ed eventi che sinteticamente andiamo ad elencare. Da anni promuoviamo percorsi di cittadinanza attiva a trecentosessanta gradi e, quindi, ci ha rammaricato constatare  una scarsa partecipazione a Puliamo il Mondo, nella giornata dedicata agli adulti ed ai giovani. Tuttavia, la nostra pur esigua presenza ha permesso avviare la pulizia in una zona molto spesso dimenticata e divenuta in pratica una vera e propria discarica a cielo aperto, ma anche grazie alla presenza della polizia Municipale è stato possibile individuare alcuni dei responsabili degli abbandoni illegali che sono stati successivamente sanzionati al pagamento di una ammenda ed alla parziale ripulitura di Via della Macina. Quindi azioni concrete. Ma ancora più concreta è la partecipazione delle scuole a Puliamo il Mondo che si sta svolgendo in questi giorni. Le scuole, infatti, in questa edizione sono state davvero protagoniste dell’iniziativa. Dando loro la possibilità di organizzare liberamente la manifestazione si è cercato di responsabilizzare maggiormente gli istituto scolastici nella gestione dell’iniziativa anche per provare a comunicare un messaggio importante e che Puliamo il Mondo deve essere una esigenza di tutti e per tutti e che tutti, quindi dobbiamo sentirsi responsabili per portare avanti comportamenti virtuosi ed eco-compatibili. Questo nuovo modello organizzativo, sta dando i suoi frutti con oltre 350 adesioni.   Altro avvenimento importante che si sta concretizzando in queste settimane è l’istituzione della  consulta ambientale. Ovviamente per noi è un fatto estremamente positivo che potrà dare i suoi frutti non solo nella elaborazione di proposte utili a tutte la cittadinanza, ma anche controllando, sensibilizzando e stimolando l’azione amministrative ai temi ambientali. L’ auspicio è che il regolamento sia elaborato con estrema chiarezza in modo che possa consentire l’accesso ad associazioni ed organismi locali, che abbiano un certo spessore ed una storia, altrimenti si rischia che anche la consulta diventi il solito carrozzone a cui qualcuno possa aggrapparsi per visibilità e per puro protagonismo o peggio ancora per aspirazioni partitiche.   Infine, non possiamo non fare una considerazione sull’avvicendamento avvenuto in questi giorni ai vertici dell’Asipu seppur provvisoriamente. Oggi la questione rifiuti non è più un tema più rinviabile ma va affrontato in modo chiaro ed efficace,perché sempre di più sono le pressione per raggiungere migliori performances di raccolta differenziata. L'azienda quindi, deve diventare davvero una struttura operativa sul territorio con una visibilità attiva ed autorevole anche per la delicatezza delle problematiche che è chiamata a risolvere. È opportuno avviare iniziative in grado davvero di convincere i cittadini dell’importanza di fare la raccolta differenziata promuovendo  azioni rivolte a tutti i cittadini ma anche alle scuole organizzare anche un open day per far capire come viene raccolta l'immondizia e che fine fa, e sfatare il luogo comune per cui talquale e il differenziato fanno la stessa fine. È necessario quindi che in materia di raccolta differenziata si passi da scelte di natura esclusivamente parapolitica, all’avvio di un nuovo percorso che possa portare all'efficienza, alla cultura dell'ambiente ed un percorso alla sostenibilità e finalmente alla realizzazione del sistema di raccolta porta a porta che è l’unico davvero in grado di far raggiungere risultati significativi. Questa deve essere davvero una scelta senza se e senza ma. Speriamo sempre in scelte politiche sostenibili per assicurare alla città un futuro migliore.     L’ufficio stampa

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Campagne

  • Lettera per PIM 2022
  • Sul Treno Verde i circoli pianificano il futuro
  • Lettera festa dell'albero 2018

Notizie

  • Buon anno scolastico di pace e di sviluppo
  • Il Circolo Legambiente "Angelo Vassallo" aderisce alla Marcia per la Pace Gravina-Altamura del 24 ottobre
  • Mal’Aria 2026: Corato, come respiriamo davvero?

Avvisi

  • Legambiente Corato sostiene Ferdinando Cotugno, candidato al Premio “Luisa Minazzi – Ambientalista dell’Anno”
  • Sigfrido Ranucci non è solo. La libertà di stampa è un bene comune da difendere, insieme
  • H2oro_2025 attività per le scuole

L'agorà

  • Presentazione del volume Michela Napoli
  • Presentazione libro di Davide Demichelis
  • Uscita ambientale

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